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Liste d'attesa il primo problema della sanità

Da la Repubblica di giovedì 9 aprile 2009

di Giuseppe Ossorio
 
La sanità  pubblica campana è da troppo tempo sotto i riflettori mediatici: costa troppo e, a volte, si è costretti a emigrare in altre regioni nella speranza di un'assistenza migliore. Eppure, È un vero peccato  perché la Campania  dispone di un invidiabile patrimonio professionale e umano, e di tanti reparti di eccellenza. Nonostante ciò deve fare da fanalino di coda alle altre regioni italiane. Solo pochi giorni fa - le cronache cittadine e nazionali ne hanno dato un giusto risalto è un neurochirurgo napoletano ha dato prova di una generosità  fuori dall'ordinario e di una disponibilità  professionale senza pari.
Tuttavia, provate a chiedere cosa preoccupa di più un cittadino che abbia bisogno di cure sanitarie. Sentirete, soprattutto, tre  lamentele: la lunga lista d'attesa per ricevere l'assistenza sanitaria; il ricovero ospedaliero in una barella, proprio in queste ore l'ospedale Cardarelli ha deciso i soli ricoveri d'urgenza; l'ospitalità è  che mediamente lascia a desiderare. Ma se  poi  dovessimo chiedergli quale delle tre preoccupazioni è al primo posto, vi indicherebbe, comprensibilmente, la prima, malgrado gli sforzi compiuti dalla regione Campania non siano stati del tutto inefficaci.
Soluzioni miracolistiche non se ne conoscono e chiunque le sbandiera fa solo facile e cinica  propaganda. Intanto, la giunta regionale ha recentemente commissariato tutte le Aziende regionali della Campania per accorparne alcune e per diminuire il loro disavanzo finanziario. Nelle regole d'ingaggio dei commissari vi sono questi due obiettivi. È difficile dirigere questi giganti aziendali, lo sappiamo bene per un'antica esperienza. Ma ci chiediamo e suggeriamo alla giunta regionale: e se  aggiungessimo un terzo obiettivo ai due già  individuati? Il commissariamento potrebbe tradursi in un'occasione utile per affrontare anche il primo dei tre problemi sopra individuati, quello più urgente e più avvertito dal comune cittadino: la riduzione dei  tempi d'attesa per le prestazioni sanitarie negli ospedali e negli ambulatori pubblici.
I problemi finanziari della sanità  pubblica non sorgono per caso. Sono enormi visto che l'ammontare della spesa regionale per la sanità  è circa il 60% del bilancio regionale complessivo. Appunto per questo i ministri Tremonti e Sacconi tengono gli occhi appuntati sul rientro del debito regionale. Al fondo, però, vi è un'inadeguatezza gestionale nell'ordinaria amministrazione delle Aziende sanitarie: le decisioni vengono assunte per tenere quieto e tranquillo il clima politico interno. Vi è, però, un punto di frattura della questione su cui bisogna soffermarsi.
Troppi controlli sono assolutamente inutili e quelli repressivi dell'Autorità  giudiziaria intervengono quando i buoi sono ormai scappati. Ma la questione dei tempi d'attesa, soprattutto per l'assistenza ospedaliera è all'ordine del giorno. I commissari nominati da poco hanno il vantaggio di lavorare senza i lacci della mediazione politica. Potrebbero, perciò, organizzare una più attenta gestione del personale e dell'organizzazione del lavoro, designando ogni energia a una gestione equilibrata dei turni di servizio, adeguati alle esigenze operative e funzionali. Intendiamoci, il compito è arduo, perché bisognerebbe superare le tante resistenze corporative che nella sanità  hanno condizionato le passate dirigenze aziendali. È ben noto che in molti ospedali  si registrano, nelle ore pomeridiane e nei giorni prefestivi e festivi, una scarsa presenza di personale con gravi ricadute sulla funzionalità  dei servizi.
L'annoso problema delle liste d'attesa va affrontato insieme a quello dell'attività  libero-professionale autorizzata ed esercitata all'interno delle strutture ospedaliere. In sostanza, al paziente si accorda  la possibilità è di ottenere rapidamente da un certo  medico o da una particolare equipe, è una prestazione medica o chirurgica a pagamento in ambienti più confortevoli. Allora, occorre un indirizzo regionale che vincoli quell'attività  libero-professionale, svolta dentro gli ospedali, alla riduzione  delle liste d'attesa nella struttura ospedaliera dove operano gli interessati. È una norma già  prevista ma sostanzialmente inapplicata.
Sappiamo che in altre regioni si sta affrontando energicamente questo problema mettendo a sistema, come si usa dire oggi, organizzando in rete tutte le energie professionali a disposizione dell'Azienda sanitaria. La situazione impone il più immediato e determinato intervento teso a bilanciare questo problema assistenziale.
Non è sopportabile che il paziente debba aspettare in alcuni casi tempi lunghi, per ottenere  un ricovero o una prestazione diagnostica. E non abbiamo più molto tempo a disposizione per raddrizzarla.